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Raid Isfahan-Paris

AMAZONE DE LA PAIX – AMAZZONE DELLA PACE

Laurence Bougault e un cavallo turkmeno

Per raccogliere la grande sfida delle antiche migrazioni dall’Asia centrale verso l’Europa

 

Laurence Bougault, cavaliere a lungo corso, ha già vissuto le sue esperienze nel 2001 percorrendo più di 3300 km a cavallo nell’Africa sud-orientale. In seguito ha trascritto la sua avventura nel libro “sous l’oeil des chevaux d’Afrique” ( « Sotto gli occhi dei cavalli dell’Africa”), apparso in edizione Belin.

Da qualche anno, si è appassionata a una razza rara, l’akhal-téké. Di qui l’idea di un nuovo progetto, ancor più ambizioso del precedente: 6500 km in meno di sei mesi con un cavallo akhal-téké, il più celebre rappresentante della razza turkmena.

Questo progetto permette di unire molteplici aspetti del viaggio a cavallo tanto caro a Laurence Bougault: l’aspetto sportivo, poiché si tratta di percorrere una grande distanza in un tempo veramente minimo; l’aspetto culturale, nella misura in cui questa traversata dà nuovamente vita agli itinerari delle grandi migrazioni preistoriche che condussero le popolazioni dell’Asia Centrale e del Vicino Oriente fino alla punta dell’Europa ( in particolare i Celti); l’aspetto culturale proprio al cavallo stesso poiché l’akhal-téké, cavallo raro e stimato sin dall’Antichità, costituisce di per sé un oggetto culturale che merita di essere oggetto di una vera promozione, e dal momento che la sua rarità gli impedisce di essere così conosciuto come uno dei suoi prossimi, il Purosangue Arabo, molto più rappresentato a livello sportivo perché molto più presente quantitativamente. Infine, l’aspetto umano, poiché l’akhal-téké è stato scelto nel suo paese d’origine, il Turkmenistan, come simbolo della pace, e che la squadra, interamente al femminile, deve veicolare questi valori attraverso paesi scossi dalla violenza.

 

Perché un raid equestre?

 

Non potremmo definire meglio l’interesse del viaggio a cavallo di quanto l’ha fatto Emile Brager nel suo libro consacrato alle Tecniche del viaggio a cavallo. Il viaggio a cavallo è sia un mito sia un modo di vita sia permette di misurarsi con i propri limiti. Il cavaliere dovrà innanzitutto confrontarsi con il limite di sé, dal momento che sarà sottomesso a condizioni di vita estreme durante un periodo molto lungo; in seguito con i limiti della relazione con i membri del proprio equipaggio, cani e cavalli, dei quali le reazioni sono talvolta imprevedibili, talvolta problematiche; ancora, con i limiti delle relazioni con lo spazio, poiché dovrà affrontare climi e paesaggi tra i più differenti e infine i limiti della sua relazione con gli altri, visto che le culture che incontrerà saranno totalmente differenti dalla sua cultura o dall’idea che si può avere dopo aver visto queste zone durante le vacanze, all’interno di un organismo strutturato che non si allontana dai sentieri marcati.

 

Una questione di passione

 

Evidentemente, si tratta innanzitutto di una passione, o meglio di una doppia passione, quella del cavallo e quella della natura. È necessaria un po’ di follia per lanciarsi in un’avventura dove non si potrà contare che su se stessi e dove si sarà responsabili di una squadra.

Ogni viaggiatore che scelga di partire non saprebbe giustificare pienamente la sua scelta. Ma, sebbene quest’avventura sia meno abituale di altre, non è poi molto differente dall’avventura di un marinaio che si lancia solitario alla scoperta dei mari del globo. Innanzitutto, viaggiare a cavallo è rifiutare di concepirsi come la specie che si oppone alla natura, è voglia di sperimentare il proprio desiderio d’armonia tra l’uomo e il mondo, un’armonia che non è più scontata, ma che va conquistata, un atto d’amore e di rispetto verso il nostro pianeta.

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Le ragioni oggettive

 

Il cavallo è stato per secoli  e secoli il mezzo di comunicazione più importante tra i popoli.

Il cavallo è un mezzo di trasporto ecologico e perfettamente integrato all’ambiente naturale.

Permette di avvicinarsi alla flora selvatica, alla fauna selvaggia senza danneggiarle. Permette di creare con le popolazioni locali  un contatto molto più diretto di quello che si creerebbe con un altro veicolo, nella misura in cui, il cavallo, non è considerato come un prodotto della ricchezza occidentale. La sua limitata velocità permette inoltre un’osservazione molto approfondita delle regioni attraversate.

Il viaggio a cavallo porta il cavaliere ad esplorare gli spazi più vari, ad affinare la sua visione sull’organizzazione mondiale, a apprendere la tolleranza verso le altre culture. Il viaggio è in oltre un mezzo incomparabile per scoprire il mondo del cavallo, poiché trasformerà il cavaliere in un conduttore così come in colui che dovrà prendersi cura del suo cavallo, così come in un maniscalco, o in un veterinario o ancora in un sellaio.. e lo porterà ad essere a contatto con tutti i professionisti del mondo equestre: jockeys,  allevatori, agricoltori, concorrenti ippici…

Il viaggio a cavallo è dunque una tra le esperienze più complete che un individuo possa trovarsi a vivere, al contempo impresa sportiva e arricchimento spirituale.

 

 tradotto dal francese per MARCHI Vera

 

 

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